La livella

Shot during our surf trip in Fuerteventura back in 2011
Shot during our surf trip in Fuerteventura back in 2011
È indescrivibile la sensazione che si prova sulla line­up. È come la vita: sei solo in un mare tormentato di pensieri e attendi solo la tua onda. A volte passano decine di minuti prima di poterne prendere una buona, ma il surf è anche pazienza e meditazione, anzi, ciò che lo rende affascinante ai miei occhi è proprio il fatto che in acqua non c’è nessuno che ti metta fretta, nessuno pretende niente da te e tu sei libero di esprimerti senza vincoli o pregiudizi. In acqua non sei un avvocato di fama, un grande manager o un netturbino: sei un surfista e basta! Volendo citare il grande principe Antonio De Curtis (Totò), se “la morte è una livella” io ne ho trovata una meno dolorosa. Così passi qualche ora con i piedi a mollo e rifletti: come nel più classico dei viaggi in treno, con il lettore mp3 scarico, e guardi ciò che hai attorno. Ogni sfumatura del sole, ogni riflesso dell’acqua, ogni soffio di vento ispira nella tua mente caleidoscopi di pensieri. Ricordo che, quando ero a casa, pensare non mi conduceva a nulla, più che altro perché mi aspettavo dall’atto di pensare una qualche forma di ricompensa, una conclusione. Pretendevo che il ragionamento mi conducesse a qualcosa, ma il filo dei miei pensieri troppo spesso finiva in luoghi dai quali era impossibile tirarlo fuori. Non riesco a spiegare bene la sensazione che ne derivava: è come attorcigliare un filo sempre più lungo, sottile e avere poi paura di spezzarlo. In pratica ogni tanto mi perdevo in pensieri complessi e in una infinita serie di associazioni. Venivo travolto da domande che io stesso mi ponevo, ma a cui non mi sentivo in grado di dare una risposta. E quando mi chiedevo se quella risposta fosse da cercare all’esterno, arrivavo all’inquietante conclusione che non c’era. Forse non ero l’unico che continuava a non trovare nulla di ciò che voleva nel mondo: un po’ di serenità, di amore per il prossimo, la presenza costante di un amico, della persona amata. Sono tutte cose che desideravo ardentemente da tempo, ma che, per un motivo o per un altro, non potevo mai ricevere. Sapevo che la felicità bisognava cercarla prima di tutto in noi stessi, ma una volta imparato ad amare se stessi ed a convivere con il proprio animo, è fondamentale trovare i canali attraverso i quali diffondere tale consapevolezza ed energia. Gli amici, il proprio cane, il lavoro, lo sport, l’amore sono tutti maestose onde da surfare! Cominciai pian piano a sorridere e, quando mi sentivo solo, ripensavo a tutte le persone che mi volevano bene e mi sentivo felice. Non avevo più fretta di conoscere il mondo perché sapevo che, con le persone giuste al mio fianco, avrei potuto farlo con calma. Così, col tempo, ho imparato a vivere e apprezzare ogni attimo di vita che mi veniva regalato. E non mi riferisco alle passeggiate nel parco o ai tramonti, anche se si tratta di attimi unici, ma ai momenti che ci vengono concessi in compagnia delle persone a cui teniamo di più, nei confronti delle quali nutriamo più stima e con cui vale davvero la pena parlare. Ho imparato che l’onda perfetta non arriva mai se la attendi con impazienza, devi imparare a goderti anche i momenti di mare piatto, devi… sciallare come si dice sulle coste laziali! “I hope this old train breakes down, so I can take a walk around….I need this old train to breake down! oh please just, let me please brake down…”

Discover more from INNOVATION WAVES

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading

Discover more from INNOVATION WAVES

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading